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| Soluzioni
tecniche |
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Quali sono state le premesse che hanno fatto nascere
il Translohr:
- e' guidato da una singola rotaia posta in centro, per cui
non c'e' bisogno di distruggere le strade e rifare i sottoservizi
per mettere le rotaie, basta scavare un solco di pochi cm
- la guida centrale fa anche da presa di corrente, quindi non
serve catenaria
- in caso di impedimento in linea, il tram e' bloccato: il "nostro"
invece e' dotato di un minimo di sterzo e batterie per aggirare
l'ostacolo, per poi riportarsi sulla guida
: e' piu' silenzioso e confortevole rispetto al tram, inoltre
puo' snodarsi in curve e strade piu' strette
- essendo gommato e' in grado di superare pendenze rilevanti,
dove il tram avrebbe difficolta'.
Le premesse sembravano promettenti ma purtroppo si è
dovuto fare i conti con altre problematiche:
- la posa in opera della sola rotaia centrale non è stata
sufficiente poichè la massa totale del mezzo che deve
transitare sulla stessa linea provoca in poco tempo dei solchi
e rotture del manto stradale.
- La guida centrale non è apparsa idonea a trasmettere
anche la tensione necessaria alla trazione e di conseguenza
si è dovuto intervenire con le linee aeree.
- Per motivi di sicurezza e di omologazione non è stato
possibile dotare il mezzo di guida autonoma con relativo sterzo,
per conseguenza il metro-tram non ha la possibilità di
aggirare nessun ostacolo!
- nella prima versione il mezzo era realmente silenzioso ma
con le strutture che hanno dovuto aggiungere sul carrello centrale
ha perso questa prerogativa.
- La città di Padova ha sul percorso del metro pendenze
che non superano il 2/3% utili al massimo per salire su di un
ponte.
Ci soffermiamo sul sistema del carrello guida che s'incunea
sula monorotaia.
Più volte modificato per le evidenti caratteristiche
di scarsa affidabilità ha avuto l'aggiunta di un sistema
di "pulizia" della rotaia, che però nulla può
fare su scambi bloccati o cubetti di porfido incastrati.
Ed ecco soluzione magistrale: asfaltare le antiche riviere e
buttare il porfido che da sempre le ha ricoperte.
Scelta necessaria ma certo impopolare perchè sminuisce
l'impronta antica e storica di una città come Padova.
Questa rotaia è diventata anche un incubo per tutti i
ciclisti padovani ed in special modo per gli oltre 200 cittadini
caduti sulla
rotaia-killer.
Questi poveri cittadini hanno potuto toccare con mano il progresso
della tecnica e della scienza facendosi inserire nel loro corpo
aste, perni e viti in titanio per ricostruire le loro ossa rotte.
Cosa hanno detto loro gli amministratori, i tecnici, i politici?
Questo è il progresso!! Adeguatevi, fate attenzione...
svegliatevi!!
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Edificanti risposte per quei cittadini ai quali sono state imposte
delle soluzioni inadeguate e non certo per il loro interesse.
Il signor De Pauli, promotore del comitato rotaia-killer, vuol
mettere in evidenza le differenze tra il sitema di rotaio padovano
e quello milanese, dove il tram corre su semplici rotaie in
ferro.
(come vediamo qui a fianco).
La soluzione "vecchia" ha il vantaggio di essere molto
più stretta rispetto a quella padovana e quindi meno
soggetta a sporcizia incastrata al suo interno ed è molto
più difficile incastrarsi con la ruota di una bici.
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Oltre a questa considerazioni di non poco conto, vediamo
quali sono le incongruenze della scelta patavina:
- Si è dovuto costruire un solettone di cemento e calcestruzzo
per supportare il peso del metro-tram, ma a questo modo si è
creato uno scalino con la normale sede stradale tanto da far
ondeggiare anche vetture pesanti e ben piantate che vi transitano
sopra.
- Nel caso di "vecchio" binario si ha invece la possibilità
di annegarlo competamente nel manto stradale con minor sensibilità
da parte dei veicoli oppure, come in alcuni esempi francesi,
inserirlo in un contesto più armonioso e di minor impatto
ambientale.
Tenuta laterale e deragliamento:
Il tram classico, come qualsiasi mezzo su rotaia, si appoggia
su carrelli a due assi, dotati di ruote metalliche con bordino.
Questo fa si' che il complesso ruota+rotaia svolga in un unico
insieme le funzioni di supporto e di guida direzionale, eliminando
la necessita' di usare materiali ad alto attrito, come nei veicoli
a ruote gommate.
Inoltre la struttura di guida e supporto (l'asse) scarica le
forze su quello che e' un arco con un'apertura di 1435 mm. quindi
non esiste deriva laterale in quanto i bordini delle ruote fanno
forza contro il profilo interno della rotaia, vincendo completamente
la forza centrifuga. Per arrivare al sollevamento del bordino
servono velocita' e forze veramente elevate.
Inoltre il vantaggio di avere due assi per carrello permette
di dimezzare le forze trasmesse agli occupanti, in quanto i
dislivelli e le asperita' vengono affrontati dai due assi che
per un semplice principio di leva rendono allo snodo fra cassa
e carrello la meta' delle accelerazioni impresse.
Ma il problema grosso sta nella tenuta laterale.
Come si diceva, il tram fa leva in appoggio su una larghezza
di 1435 mm.
Chiunque si intenda di automobili sa che tutti i mezzi su gomma
in curva non hanno una tenuta rigida: a qualunque velocita'
si vada, si ha comunque una deriva laterale delle gomme.
La tenuta laterale e' sempre soggetta ad uno scivolamento delle
gomme rispetto all'asfalto, contenuto o violento, regolare o
improvviso che sia.
Il Translohr ha il grave handicap di avere voluto splittare
le funzioni di supporto e di guida in due sistemi separati,
oltretutto molto diversi fra loro nella tenuta laterale e nella
capacita' di supporto.
Anzi, hanno complicato ancora di piu' le cose: invece di tenere
il monosistema di guida e supporto, hanno sommato un sistema
adatto al supporto e alla direzione, ma privo di guida (le ruote
gommate) ad un sistema che puo' solo "leggere" la
guida, ma incapace di fornire tenuta laterale o supporto del
mezzo.
Col piccolo, indifferente scherzetto che le ruote soffrono della
deriva laterale dei mezzi gommati, mentre i carrelli di guida
no.
Cosa succede in movimento? Succede che in fase di curvatura
le ruote tendono a scappare all'esterno, per mancanza di grip
(specie sul bagnato), mentre i carrellini rimangono saldi alla
rotaia.
Ma siccome la tenuta del carrellino rispetto alla rotaia e'
veramente molto limitata, ecco che appena le forze si fanno
troppo intense il carrellino si solleva e svia.
Non a caso una delle casistiche piu' frequenti di deragliamento
e' in uscita di curva, quando si apre la manetta troppo presto
e la coda e' ancora in curva
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Altri casi in cui
il carrello parte perche' gli si richiede troppo sforzo: quando
le ruote incontrano un ostacolo, un impedimento o uno scivolamento
improvviso che per un attimo scarica completamente le forze
sul carrellino, staccandolo dalla rotaia.
Tale insidia sarà sempre in aguato nei giorni di pioggia
o peggio ancora con ghiaccio e neve!
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Inoltre
il carrello deve imprimere una certa forza al sistema di sterzo
delle ruote di estremita', ma qui il carrellino e' in collegamento
meccanico diretto con i bracci di sterzo.
Il che significa che tutte le forze passive subite da uno dei
due sistemi saranno riflesse sull'altro, senza filtro. E' per
questo che al minimo imprevisto, uno scambio fuori di millimetri,
un sassolino, il carrello parte, perche' si trova improvvisamente
scoordinato rispetto alle ruote. E allo stesso modo la stabilita'
del carrello e' messa a dura prova ad ogni ostacolo incontrato
dalle ruote.
Sarebbe stato più sicuro un sistema di controllo elettronico
e non meccanico per risolvere buona parte dei problemi.
Ci auguriamo che quanto sopra descritto sia solo una pura disquisizione
tecnica e che i tecnici risolvano definitivamente tutti i problemi.
(se lo augura anche il Sig.De Pauli).
Se tutto questo non si potrà avverare non vediamo albe
lucenti per la nostra città e per quelle che adotteranno
lo stesso sistema di trasporto.
Si potrebbe correre il rischio di smantellare tutto per inventare
quello che non i francesi ma noi italiani o meglio ancora i
nostri progenitori romani, avevano inventato più di 2000
anni fa.

le rotaie
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